Termoablazione con radiofrequenza (RFA)

La RFA viene utilizzata per trattare i tumori primitivi e metastatici del fegato che non possono essere curati con la resezione epatica. 

Selezione dei pazienti: sebbene non ci sia un diametro assoluto del tumore oltre il quale la RFA non debba essere applicata, i migliori risultati si ottengono in pazienti con noduli singoli, di diametro < 4 cm. La RFA si è dimostrata una procedura efficace anche nel trattamento della ricorrenza di HCC dopo resezione.

Modalità di effettuazione. La termoablazione è eseguita sotto guida ecografica e consiste nell'inserire all'interno della massa tumorale un ago la cui punta raggiunge temperature vicine ai 100ºC, che causano la necrosi coagulativa delle cellule tumorali. Tra le varie tecniche di termoablazione, la più utilizzata è quella che impiega le radiofrequenze come sorgente di energia termica.
Il paziente viene sottoposto ad una blanda sedazione, mentre l'anestesia generale risulta necessaria solo in presenza di lesioni di grandi dimensioni o di un'elevata sensibilità al dolore. La durata del trattamento, per raggiungere la necrosi del tumore, è in genere di 15-30 minuti. Per l’effettuazione della RFA è richiesto il ricovero di 1-2 giornate in degenza ordinaria.

Risultati ottenibili: una prima valutazione dei risultati del trattamento è effettuata dopo una decina di minuti dal termine della procedura, utilizzando l’ecografia con mezzo di contrasto (CEUS), che rileva l'estensione dell'area di necrosi ed eventuali zone di tessuto tumorale residuo. Dopo 1 mese viene effettuata una CT e, successivamente,  CEUS e  CT verranno alternate ogni 3-6 mesi per escludere eventuali recidive. La metodica ha un'elevata efficacia nei noduli di piccole dimensioni, che però si riduce per lesioni > 3 cm. Rispetto all'alcolizzazione percutanea epatica (PEI) presenta il vantaggio di consentire il trattamento di noduli di dimensioni fino a 3 cm, in una singola seduta. Il trattamento può essere eseguito anche in pazienti inseriti in lista di attesa per il trapianto di fegato.

Possibili complicanze: in circa il 36% dei casi si presenta un quadro sindromico caratterizzato da febbre, malessere, brividi, dolore in ipocondrio destro, nausea e ipertransaminasemia che regredisce spontaneamente nell’arco di pochi giorni. Sono riportati casi rari di complicanze gravi (insufficienza epatica, perforazione del colon, versamento pleurico, etc.).
 
L'UO di Malattie Infettive coordina il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) aziendale dell'epatocarcinoma ed è la sola a livello del Presidio Ospedaliero ASMN di Reggio Emilia ad effettuare trattamenti di RFA. Dal 2010 al 2017 i pazienti sottoposti a trattamento sono stati 233, con tasso di ablazione superiore al 90% e complicanze gravi < 1%.
 

Ultimo aggiornamento: 09/07/2019