Malattie sessualmente trasmesse

Gonorrea

Sifilide

Infezione da Chlamydia

Herpes genitale

Infezione da papillomavirus

Tricomoniasi

Virus epatitici

Malattia infiammatoria pelvica


  

Gonorrea

 

Che cos’è la gonorrea?

E’ una delle più comuni malattie a trasmissione sessuale, causata dalla Neisseria gonorrhoeae, un batterio che cresce e si moltiplica a livello dell’apparato uro-genitale, ma  anche del cavo orale, della gola o dell’ano.

 

Come ci si infetta?

Con contatti sessuali (vaginale, orale e anale) con un persona infetta. L’infezione può colpire anche gli occhi, se vi viene traslocata dalle mucose genitali con le mani. Può essere trasmessa dalla madre infetta al neonato al momento del parto. Non lascia immunità e può essere contratta più volte.
 

Quanto è diffusa la gonorrea?

E’ molto diffusa nei Paesi occidentali. Negli  Stati Uniti vengono denunciati, ogni anno, oltre 650.000 casi.

 

Quali sono i sintomi della gonorrea?

Negli uomini si manifesta con bruciore a urinare e “scolo” di secrezioni giallastre dal meato uretrale ed, a volte, tumefazione e dolore ai testicoli. Le donne possono essere del tutto asintomatiche o presentare segni di cistite o  perdite vaginali giallastre e con tracce di sangue.
Se non trattata può portare a gravi complicanze. Negli uomini può causare una infiammazione cronica sia dell’epididimo (che porta lo sperma dai testicoli all’uretra) che della prostata con sterilità e raddoppia il rischio di cancro alla vescica. Nelle donne determina una infiammazione cronica degli organi genitali interni con possibile infertilità e gravidanza extra-uterina. L’infezione localizzata al retto causa fitte anali, ulcerazioni, sanguinamento e talvolta dolore addominale. Quella a carico della gola è pressochè asintomatica.
 

Quando compaiono i sintomi?

Generalmente dopo 2-5 giorni dal contagio, talvolta anche dopo 30 giorni. Indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi, le persone colpite possono trasmettere l’infezione ad altri.

 

Come si fa diagnosi di gonorrea?

Il microrganismo può essere evidenziato nelle secrezioni uretrali, vaginali, della cervice uterina ed anali (più facilmente nell’uomo che nella donna) mediante esame microscopico diretto e colturale.

 

Chi è a rischio per la gonorrea?

Tutte le persone che  hanno rapporti sessuali non protetti con più persone delle quali non conoscono lo stato di salute. Circa il 75% dei casi si osservano in soggetti di età compresa tra 15-30 anni. 

 

La gonorrea può essere trattata?

Esistono molti farmaci efficaci, anche se il microrganismo è divenuto resistente alla penicillina ed agli antibiotici di più recente commercializzazione. La malattia va trattata anche se i sintomi sono modesti o sono già scomparsi da soli. 

 

Come si può prevenire la gonorrea?

E’necessario seguire le seguenti norme di comportamento:

  • Usare il preservativo in ogni rapporto a rischio e per tutta la durata del rapporto sessuale.
  • Limitare il numero dei partner sessuali.
  • Se si ritiene di essersi contagiati, informare il partner, consultare immediatamente un medico ed  evitare qualsiasi rapporto sessuale, sino ad avvenuta guarigione.

   

Sifilide

 

Che cos’è?

E’ una malattia altamente contagiosa, a trasmissione sessuale, causata da un microrganismo denominato Treponema pallidum. 
 

Come ci si infetta?

Il Treponema pallidum  è trasmesso da persona a persona per contatto con le lesioni che si sono formate nel punto di entrata del microrganismo, in zona genitale e/o al cavo orale. Spesso le persone non sanno di essere infette, in quanto le lesioni possono essere indolori. Qualsiasi rapporto sessuale  (vaginale, orale o anale) è a rischio. Non è, invece,  possibile contagiarsi toccando sediette di water o maniglie delle porte, asciugamani, materiale vestiario e posate o nuotando in piscina, facendo il bagno e la doccia. L’infezione può essere trasmessa anche dalla madre infetta al neonato al momento del parto.
 

Quant’è diffusa?

Le segnalazioni dei casi è in aumento in Italia, specie tra gli uomini con rapporti con altri uomini. L’acquisizione della sifilide aumenta di 3-5 volte il rischio di acquisire anche l’infezione da  HIV.

 

Quali sono i segni e i sintomi nell’adulto?

Se non trattata, la sifilide può causare gravi complicanze cliniche. L’evoluzione avviene per stadi:
Stadio primario: dopo 2-6 settimane dal contagio compare una piccola ulcera indolore (sifiloma) nella zona del contatto sessuale (pene, vagina, ano, retto, bocca), che sparisce dopo poche settimane.
Stadio secondario: contemporaneamente alla guarigione del sifiloma, compare un’eruzione cutanea in tutto il corpo (inclusi palmo delle mani e pianta dei piedi), che può accompagnarsi a linfonodi gonfi, febbre ed affaticamento. I sintomi possono durare qualche settimana.
Sifilide tardiva: se l’infezione non viene trattata con antibiotici, il microrganismo rimane nel corpo e può determinare, dopo alcuni anni, gravi lesioni agli organi interni, in particolare al cuore ed alla aorta toracica, al sistema nervoso centrale (demenza) ed agli occhi (cecità) e portare a morte.
 

E’ possibile diagnosticare la sifilide con esami di laboratorio?

In stadio primario e secondario, è possibile mettere in evidenza il microrganismo al microscopio in campioni prelevati dalle lesioni. In ogni stadio, può essere effettuata la ricerca  degli anticorpi specifici. La determinazione del titolo anticorpale serve per valutare il successo di un trattamento. Per le gravi conseguenze che potrebbe avere nei neonati, in ogni gravida va effettuata lo screening anticorpale per la sifilide.
 

C’è una terapia per la sifilide?

Le persone contagiate possono essere curate con la penicillina: è sufficiente una dose singola di penicillina ritardo in chi è infettato da meno di un anno, servono più dosi  in chi è infettato da più tempo. Deve essere trattato anche il partner sessuale, per evitare reinfezioni all’interno della copia. Durante il trattamento vanno evitati i rapporti sessuali, per non trasmettere l’infezione ad altri.
 

Può essere contratta più volte?

L’aver già avuto la sifilide non protegge da nuovi episodi. Gli anticorpi verso il microrganismo  hanno un effetto protettivo parziale, che si riduce con il tempo, per cui è possibile reinfettarsi .

 

Come evitare di prendere la Sifilide?

Utilizzare il preservativo se si hanno rapporti sessuali con persone dei quali non è noto lo stato di salute. Il preservativo va utilizzato durante l’intero rapporto sessuale: va indossato prima di iniziare il rapporto e tolto solo a fine rapporto. La protezione del preservativo per la sifilide non è completa, in quanto può lasciare scoperte parti che possono venire a contatto con le lesioni. L’assenza di lesioni visibili nel partner non esclude il rischio di sifilide, in quanto le ulcere possono essere interne, in  vagina, nel retto o in bocca.
Lavarsi o urinare dopo un rapporto sessuale non previene il contagio.
Nel caso di riscontro di ulcere genitali o della bocca, di eruzioni cutanee, specie se localizzate anche alle mani o ai piedi, è necessario sospendere qualsiasi attività sessuale e farsi vedere da un medico.

 

Infezione da Chlamydia

Che cos’è?

E’ una infezione sostenuta da un microrganismo denominato Chlamydia trachomatis, che può causare “in modo silente”  danni irreversibili all’apparato genitale femminile e maschile.
 

Come ci si infetta?

L’infezione può essere contratta tramite rapporto (vaginale, anale, orale) sessuale; può essere trasmessa anche dalla  madre infetta al neonato, al momento del parto.
 

Quanto è diffusa?

E’ la malattia a  trasmissione sessuale più frequente. Colpisce circa il 50% delle donne nel periodo di attività sessuale e nei tre quarti dei casi soggetti di età inferiore ai 25-30 anni. I dati epidemiologici sono sicuramente in difetto in quanto l’infezione è spesso asintomatica.
 

Quali sono i sintomi dell’infezione?

Tre quarti delle donne e la metà dei maschi infettati sono asintomatici. I sintomi dell’infezione possono comparire dopo 1-3 settimane da un rapporto sessuale con partner infetto. Nelle  donne il batterio si localizza a livello della cervice uterina (entrata dell’utero) e dell’urerta (canale urinario) e determina perdite vaginali giallo-verdastre e bruciore ad urinare.  Nel momento in cui l’infezione dalla cervice uterina si diffonde alle tube, possono comparire dolore ai quadranti addominali inferiori o durante i rapporti sessuali, nausea, febbre e perdite ematiche. Spesso il danno che si viene a determinare è permanente ed irreversibile. Negli uomini la malattia si manifesta con secrezioni uretrali, bruciore ad urinare, prurito e bruciore al glande, dolore e tumefazione ai testicoli. Sono riportati casi di infiammazione del retto in soggetti che hanno avuto rapporti anali.
 

Quali possono essere le complicazioni dell’infezione?

Nel 40% delle donne non trattate l’infezione  può causare danni permanenti all’apparato riproduttivo, con infertilità e possibili gravidanze extra-uterine. Le gravide infette possono avere parti prematuri ed i neonati presentare quadri gravi di congiuntivite  e di polmonite. Nell’uomo si può sviluppare un’infiamazione cronica dell’epididimo con dolore, febbre e talvolta infertilità. Sia nell’uomo che nella donna l’infezione da Chlamidia può favorire l’attecchimento di quella da HIV nel caso di rapporti non protetti con sieropositivi.
 

Come viene fatta la diagnosi?

La diagnosi può essere fatta con la dimostrazione diretta del microrganismo nel tessuto prelevato dalla sede di infezione (cervice o pene) o più semplicemente con un esame delle urine. Il  Pap test non è utile per la diagnosi di infezione da Chlamidia.
 

Chi è a rischio?

Sono i soggetti (donna o uomo) con molti partner sessuali: più è alto il numero, maggiore è il rischio. Le giovani donne sono più suscettibili per le caratteristiche delle cellule che ricoprono il collo uterino.

E’ possibile curarla?

L’infezione può essere facilmente trattata con antibiotici. Per alcuni farmaci è sufficiente una sola somministrazione orale, per altri il trattamento orale ha la durata di  una settimana. Vanno trattati anche i partner sessuali per prevenire re-infezioni all’interno della coppia.

 

Come si può prevenire l’infezione da Chlamidia?

E’necessario attenersi scrupolosamente alle  seguenti norme di comportamento:

  • Uso del preservativo durante tutte le fasi del rapporto sessuale. 
  • Limitare il numero di partner sessuali.
  • Nel caso di rapporti sessuali non protetti con più partner, effettuare almeno una volta l’anno il test di screening per Chlamidia su urine.
  • Nel caso uno ritenga di essersi infettato, informare immediatamente il partner sessuale, interrompere l’attività sessuale e contattare il medico curante.
     

  

Herpes genitale

 

Che cos’è?

L’herpes genitale è causato di due tipi di virus, l’HSV-2 ed in minor misura l’HSV-1, ed è caratterizzato dalla presenza di vescicole ed ulcere in sede genitale o anale, che tendono a ripresentarsi periodicamente nel tempo, anche per tutta la vita.
 

Come si trasmette?

La trasmissione di HSV-2 avviene con i rapporti sessuali, vaginale o anale, con un soggetto infetto; quella da HSV-1 può essere contratta anche con rapporto oro-genitale. Entrambi i virus possono essere isolati sia dalle lesioni che dalle secrezioni genitali (anche in assenza di lesioni evidenziabili) e per quanto concerne l’HSV-1 dalla saliva.
 

Quant’è diffuso l’herpes genitale?

L’infezione è estremamente diffusa ed è aumentata di incidenza di almeno 2 volte nei teen-agers e di 5 volte nei soggetti con età compresa tra 20 e 30, negli ultimi 20 anni. Interessa soprattutto le donne, in quanto la trasmissione da maschio a femmina è più efficiente che da femmina a maschio. Fattori favorenti la diffusione dell’infezione sono il basso tenore socio-economico e l’uso di droghe.
 

Quali manifestazioni determina l’herpes genitale?

Nella maggior parte dei casi le lesioni determinano scarsi sintomi. In alcuni casi, sono tuttavia estremamente estese e dolorose o si ripresentano frequentemente negli anni. L’herpes genitale può favorire l’acquisizione dell’infezione da HIV.
 

Che cosa accade quando un soggetto contrae l’ herpes genitale?

Molti non si accorgono di essersi infettati o scambiano le manifestazioni della prima infezione con punture di insetto e eruzioni cutanee di altra natura. I sintomi compaiono la prima volta a distanza di 2 settimane dal contagio e guariscono solitamente entro 2-4 settimane. Le lesioni ulcerative possono comparire a gettate successive ed accompagnarsi a malessere, febbre e ghiandole ingrossate. Al primo episodio ne seguono generalmente numerosi altri (mediamente 4-5 all’anno) che tendono a divenire meno frequenti e clinicamente meno importanti nel tempo.

 

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi è spesso semplicemente visiva. Può essere confermata con l’isolamento del virus dalle vescicole o dalle ulcere. La ricerca degli anticorpi nel sangue ha una scarsa importanza.
 

Esiste una cura?

Non esistono trattamenti che possono eliminare completamente il virus. Esistono, tuttavia, farmaci che possono attenuare la gravità delle manifestazioni e prevenirne le ricorrenze. 
 

Come prevenire infezione?

L’uso costante e corretto del preservativo diminuisce in maniera significativa il rischio di contrarre l’infezione.   La protezione del preservativo può non essere completa, in quanto non tutta la area genitale che può venire a contatto con le lesioni è sempre coperta dal preservativo.
Nel caso uno abbia contratto l’infezione deve astenersi dai rapporti sessuali se ha manifestazioni e utilizzare il condom nei periodi di quiescenza.

 

Infezione da papillomavirus

 

Che cos’è?

E’ una infezione sostenuta da oltre 30  tipi di virus della famiglia dei papillomavirus o HPV, che possono essere trasmessi per via sessuale. Le lesioni che causano sono diverse, si va dai condilomi, una sorta di verruche localizzate esternamente sui genitali, al tumore del collo dell’utero.
 

Come ci si infetta?

L’infezione è estremamente diffusa. In Italia costituisce circa il 30%  dei  casi complessivi di malattie a trasmissione sessuale segnalati. Circa il 50-75% dei soggetti sessualmente attivi sono a rischio di contrarre l’infezione. Il contagio può avvenire anche in assenza di lesioni evidenti nel partner sessuale.
 

Quali sono le manifestazioni cliniche?

Condilomi: dopo settimane o mesi da  un rapporto sessuale con persona infetta, possono comparire alla vulva, alla vagina, all’ano, sulla cervicie uterina, sul pene, sullo scroto o in sede perianale lesioni, per lo più multiple, che hanno inizialmente l’aspetto di papule piane di colorito roseo-pallido  e che assumono con il tempo  la forma di un piccolo cavolfiore. 
Carcinoma della cervice uterina: il 10–30%  dei ceppi di HPV  possono causare il tumore del collo dell’utero. L’evoluzione dal contagio al tumore si svolge generalmente in un arco di tempo di 10-15 anni. Si stima che in Italia ogni anno si verifichino 3.500 nuovi casi di tumore del collo dell’utero con oltre 1.500 decessi.
 

Come viene fatta la diagnosi di infezione?


La diagnosi dei condilomi è visiva. La diagnosi delle lesioni pre-cancerose e del carcinoma dell’utero viene fatta con l’analisi delle cellule prelevate dalla cervice uterina mediante PAP test  o esame endoscopico (colposcopia). Il PAP test  è la metodica di screening. Se i risultati indicano situazioni cellulari non regolari e’ necessario procedere a colposcopia, per verificare la presenza di lesioni tumorali ed eventualmente ricercare HPV. E’ dimostrato che effettuare periodicamente il PAP test riduce significativamente la mortalità per carcinoma dell’utero, specie nelle giovani donne.

Esiste una cura?

Al momento, non esistono farmaci in grado di eliminare il virus. Nel 90% dei casi HPV  scompare da solo, anche se i ceppi responsabili del tumore dell’utero tendono più frequentemente a permanere.  Sono possibile reinfezioni, se si  hanno  rapporti sessuali non protetti con persone infette.
I condilomi possono esere eliminati in vari modi (creme a base di imiquimod, crioterapia, laser terapia, currettage chirurgico). Nessun trattamento è superiore agli altri ed  efficace in tutti i casi.
 

E’ possibile prevenire l’infezione genitale da HPV?

E’ stato da poco messo in commercio un vaccino (attivo verso i sierotipi 6, 11, 16 e 18 di HPV) che si è dimostrato in grado di prevenire, in donne di età compresa tra 16 e 26 anni (non è stata valutata nei maschi), la displasia di alto grado (CIN 2/3 ) ed il carcinoma del collo dell’utero, le lesioni displastiche di alto grado della vulva (VIN 2/3) e le lesioni genitali esterne (condilomi acuminati). Il vaccino (Gardasil©) viene offerto in maniera gratuita dal SSN alle dodicenni ed è disponibile in farmacia per tutte le altre fasce d’età. La vaccinazione viene effettuata con 3 dosi: la seconda dopo 2 mesi e la terza a distanza di 6 mesi. L’effettuazione della vaccinazione non esclude la necessità per le donne sessualmente attive di evitare comportamenti sessuali a rischio (rapporti non protetti con più partner o con partner con lesioni genitali) e di  sottoporsi con regolarità al  PAP test.
 

 

Tricomoniasi

 

Che cos’è?

La tricomoniasi è una infezione vaginale ed uretrale (sia nella donna che nell’uomo), causata da un protozoo chiamato Trichomonas vaginalis.

Come ci si infetta?

Si contrae per rapporto peno-vaginale o per contatto vulva con vulva con partner infetto. La donna può acquisire pertanto l’infezione sia da un uomo che da una donna. 
 

Quali sono i sintomi ed i segni della tricomoniasi?

La maggior parte dei maschi infetti sono asintomatici; possono manifestare irritazione al glande, modesto “scolo” o bruciore ad urinare e con l’eiaculazione. 
La maggior parte delle donne sono sintomatiche e presentano perdite vaginali giallo-verdastre, maleodoranti. L’infezione può causare anche fastidio nei rapporti sessuali e ad urinare, irritazione e prurito vaginale, più raramente, dolore ai quadranti addominali inferiori. I sintomi compaiono generalmente dopo  5- 28 giorni dal contagio.

 

Quali sono le complicazioni della tricomoniasi?

Nelle gravide può determinare rottura precoce delle membrane e parto prematuro.
L’infiammazione vaginale causata dalla tricomoniasi è un fattore di rischio aggiuntivo per l’acquisizione dell’infezione da HIV nel caso esposizione al virus o di trasmissione al partner nel caso la donna sia infetta.
 

Come viene effettuata la diagnosi di tricomoniasi?

Semplicemente con una visita ginecologica e con la ricerca del parassita a livello vaginale, della cervice uterina o dell’uretra mediante prelievo di secrezioni mediante “tamponi”. L’isolamento del parassità è più difficile nell’uomo.
 

Qual è il  trattamento per la tricomoniasi?

La tricomoniasi è una infezione facile da trattate: può essere sufficiente la somministrazione orale  singola di metronidazolo (un antibiotico). Nell’uomo con infezione i sintomi possono scomparire da soli entro poche settimane anche senza trattamento. Tuttavia, sia l’uomo con sintomi che quello asintomatico  rimane contagioso, se non viene trattato. Il trattamento deve esere esteso ad  entrambi i partner per essere sicuri di eliminare l’infezione. 

 

Come prevenire la tricomoniasi?

E’ necessario un corretto comportamento sessuale: uso del condom sempre e durante l’intero rapporto sessuale; non avere attività sessuale promiscua; non avere rapproti sessuali se uno è o sospetta di avere una malattia a trasmissione sessuale,  informare i partner dell’eventuale diagnosi di malattia a trasmissione sessuale.

 

Virus epatitici

 

Virus dell’epatite A

Può essere trasmesso per via sessuale. Piccole epidemie di epatite A sono state osservate in popolazioni di omosessuali. La trasmissione sessuale sarebbe  secondaria alla eliminazione del virus  nelle feci. La modalità più frequente di contagio rimane comunque quella orale:  ci si infetta con HAV mangiando cibi (frutti di mare, frutta e  verdure crude) o bevendo liquidi contaminati con deiezioni umane. La contagiosità di un soggetto infetto va da una settimana prima ad una settimana dopo l’inizio dei sintomi clinici. In Italia si stima una prevalenza di casi infezione da HAV dell’85% nella popolazione adulta, il 4% di questi contratti per via sessuale.

Virus dell’epatite B

Il virus dell’epatite B è considerato un patogeno a trasmissione prevalentemente sessuale: il rischio di infettarsi con un solo rapporto è del 30% circa. Il virus  può essere trasmesso anche  mediante scambio di sangue (tossicodipendenti, emotrasfusioni con sangue non controllato, emodializzati, lesioni accidentali con materiali contaminati) o da madre infetta a figlio durante la gravidanza. La prevalenza dei portatori di HBV  nel mondo è  suddivisibile in tre fascie: una  prevalenza del 8-20% è osservata in Cina, Sud-Est asiatico ed Africa, una prevalenza del  2-7% è rilevabile in Europa orientale e mediterranea, una  bassa prevalenza dello 0,2-2% si ha  nell’America e nell’Europa del Nord .Per quanto attiene all’Italia, la prevalenza media di portatori di HBV negli ultimi anni in Italia si è attestata  intorno al 2% e  circa il 45% delle infezioni sarebbero contratte per via sessuale.
 

Virus dell’epatite C

Il virus dell’epatite C si trasmette prevalentemente con il sangue. La trasmissione per via sessuale avverrebbe nel  5% dei casi, la  stessa percentuale di trasmissione osservata dalla madre infetta al neonato. La  diffusione dell’infezione da HCV è elevata in tutto il mondo:  secondo stime OMS interesserebbe almeno il 3% della popolazione mondiale e l’1-2% di quella dei Paesi occidentali. Il numero delle persone con infezione da HCV in Italia sarebbe di oltre  1 milione ed interesserebbe  in prevalenza soggetti con età compresa tra 30 - 49 anni. 

Quali sono le manifestazioni cliniche dell’epatite virale?

Nel 90-95% dei casi  l’infezione acuta, che si verifica mediamente dopo 1-3 mesi dal contagio, non determina sintomi clinici. Le manifestazioni acute sono peraltro simili per i tre virus: febbre, nausea, vomito ed ittero. Differente è l’evoluzione   clinica: l’epatite acuta da HAV guarisce sempre, quella da HBV  può causare forme fulminanti nell’1% dei casi e croniche nel 10% dei casi nell’adulto e fino al 90%  nel neonato, quella da HCV evolve  verso la cronicità nell’80-85% dei casi, con possibile sviluppo di  cirrosi epatica dopo 20-30 anni e di   tumore maligno primitivo del fegato nell’l’1-4% per anno nei pazienti evoluti in cirrosi.

 

Come si effettua la diagnosi di epatite virale?

Viene effettuata mediante la ricerca nel siero del paziente dei marcatori virali rappresentati da antigeni (HBV) e/o da anticorpi (HAV, HBV, HCV) che si formano dopo che i vari virus hanno infettato l’organismo. Per  HBV e HCV  è possibile misurare  nel sangue anche la quantità di virus presente.  In base all’assetto dei  marcatori, unitamente allo studio degli indici di infiammazione epatica (transaminasi) si stabilisce  con esattezza lo stato dell’infezione e  l’evoluzione o meno verso la forma cronica.
 

Esiste una cura per l’epatite virale?

Non esistono farmaci (non sono necessari) per il trattamento dell’infezione da HAV. Sono disponibili per il trattamento dell’epatite cronica da HBV farmaci che possono controllare il virus (lamivudina, adefovir, etc) o farmaci (interferoni) che in una percentuale variabile dal 20 al 50  possono eradicarlo. Per quanto concerne l’epatite cronica da HCV le possibilità di eradicazione del virus e pertanto di guarigione della malattia epatica variano dal 50 all’80% dei casi con trattamento di associazione interferone e ribavirina a seconda del tipo di virus implicato .
 

Come prevenire l’epatite virale?

Per HAV ed HBV sono disponibili vaccini (anche in forma combinata) a basso costo, che si sono dimostrati altamente efficaci (risposte > 95%) e gravati da scarsi effetti collaterali. Il vaccino per HAV è consigliato alle persone considerate a rischio: addetti al settore alimentare, viaggiatori internazionali, familiari di persone con l’infezione, personale di asili ed istituti per anziani ed handicappati, tossicodipendenti ed omosessuali. La vaccinazione per HBV da 1991 è obbligatoria in Italia per tutti i nuovi nati e per i bambini al 12° anno di età, mentre viene particolarmente consigliata ai conviventi dei portatori ed agli operatori sanitari.
Oltre alla vaccinazione, misure in grado di ridurre il rischio di trasmissione dei virus epatitici sono considerate una attività sessuale non promiscua, e, per quanto concerne l’infezione da HBV ed HCV, l’uso del condom maschile in maniera costante e durante l’intero atto sessuale.

     

Malattia infiammatoria pelvica

Di cosa si tratta?

Il termine di malattia infiammatoria pelvica definisce un processo infettivo a carico dell’apparato riproduttore femminile (all’utero o alle  tube o diffuso), causato  in prevalenza dalla gonorrea e dalle Clamidie.
 

Quali manifestazioni cliniche può determinare?

Spesso le manifestazioni cliniche sono lievi ed insidiose; il processo infettivo può non venire diagnosticato con rischio di gravi sequele a distanza come infertilità o gravidanze extra-uterine. I sintomi caratteristici sono rappresentati da dolore ai quadranti addominali inferiori, febbre, dolore nei rapporti sessuali , perdite vaginali muco-purulente o ematiche.
 

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi è fondamentalmente clinica. Può essere di aiuto la ricerca della  N. gonorrheae e delle  Chlamydia nelle secrezioni cervicali o vaginali. In presenza di fondato, ma non risolto sospetto, si può ricorrere a ecografia transvaginale, esame endoscopico intrauterino o laparoscopia con esplorazione diretta degli organi riproduttivi interni.
 

Esiste una cura?

Nel sospetto di malattia infiammatoria pelvica va iniziata subito (per evitare la comparsa di sequele) una terapia con antibiotici che  siano attivi verso N. gonorrhoeae, C. trachomatis ed altri germi aerobi ed anaerobi. Il trattamento può essere effettuato a domicilio. Molti pazienti rispondono prontamente al trattamento antibiotico. Nel caso di mancata risposta è talvolta necessario ricorrere all’intervento chirurgico per rimuovere ascessi.
Vanno trattati anche i partner sessuali, per l’alta probabilità che, anche se asintomatici, siano infetti e per evitare reinfezioni nel soggetto già trattato.
 

Quali misure preventive devono essere applicate?

Vanno applicate le misure atte a prevenire l’infezione da Chlamydia e N. gonorrea. Va effettuato regolarmente lo screening per Clamidiae su urina e su prelievo cervicale nelle donne a rischio elevato. Vanno inoltre trattate tutte le forme di vaginosi batterica. E’ necessario trattare tutte le donne gravide con sospetta malattie infiammatoria pelvica  per l’elevato rischio di gravi conseguenze nel neonato.
 

Ultimo aggiornamento: 09/03/2009