Il tumore ovarico

Il cancro dell’ovaio, pur essendo un tumore non frequente, rappresenta la prima causa di mortalità per tumori ginecologici nei paesi industrializzati.
In Emilia-Romagna si stimano circa 350-400 nuovi casi/anno
Negli  ultimi anni si è dimostrato che la sopravvivenza media delle donne con carcinoma ovarico è significativamente correlata alla dimensione del residuo neoplastico al momento della prima chirurgia, essendo i casi in cui si ottiene un’assenza di residuo neoplastico quelli che presentano la migliore sopravvivenza. Numerosi studi suggeriscono, inoltre, che le pazienti affette da carcinoma ovarico trattate da ginecologi con specifiche competenze in oncologia ginecologica, presso centri di riferimento, beneficiano dei migliori risultati.

Presso la nostra Azienda esiste uno specifico Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) che prevede la presa in carico multidisciplinare della paziente affetta da carcinoma ovarico.Sono a disposizione presso il nostro centro tutte le specialità e le figure professionali necessarie al trattamento del tumore ovarico.
Per maggiori informazioni sul PDTA e sul gruppo multidisciplinare consultare lo spazio dedicato ai PDTA.

Nel nostro centro vengono trattati chirurgicamente circa 40 casi di tumore ovarico ogni anno.
L’eziologia e la patogenesi di questa neoplasia sono ancora incerti. La multiparità, l’uso prolungato di estro progestinici orali e l’allattamento al seno sono fattori associati a una diminuzione del rischio, mentre la nulliparità, una storia familiare di tumore dell’ovaio, della mammella e del colon rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo della malattia.
I tassi di incidenza mostrano un incremento dopo i 40 anni e valori massimi tra 50 e 69 anni.
Attualmnte non esistono esami di screening per il tumore dell’ovaio, tranne per quelle donne con una particolare forma eredo-familiare (mutazione di BRCA1 e 2; sindrome di Lynch).

SINTOMI

I sintomi del tumore ovarico sono spesso sfumati e aspecifici, la maggior parte delle donne lamentano dolenzia e distensione addominale, cambiamento dell’alvo (stipsi, meno frequentemente diarrea), dispepsia e senso precoce di ripienezza gastrica.
Talvolta la paziente si può presentare con un quadro subocclusivo.
Negli stadi avanzati è possibile che la malattia si presenti con sintomi connessi con la presenza dell’ascite, come distensione addominale, stipsi, anoressia, nausea e sazietà precoce.
Molte donne sono completamente asintomatiche anche in caso di malattia in stadio avanzato.
 

DIAGNOSI

Il primo esame da eseguire è l’ecografia pelvica transvaginale: l’ecografia è un utilissimo strumento nella diagnosi di neoplasia ovarica.
Dopo l’ecografia, in caso di sospetta neoplasia, il medico consiglierà ulteriori indagini: TAC torace-addome-pelvi, esami ematochimici, markers oncologici.
 

TRATTAMENTO

La terapia principale del tumore ovarico è la chirurgia. L’obbiettivo della chirurgia è di eliminare la malattia macroscopica, per questo motivo, soprattutto negli stadi avanzati, la chirurgia può essere impegnativa e comprendere anche resezioni intestinali, l’asportazione della milza, dell’appendice, dell’omento (un grembiule di grasso che ricopre la cavità addominale), di lesioni del fegato, di ampie zone di peritoneo, anche a livello del diaframma (il muscolo che divide l’addome dal torace).
Nei casi meno avanzati la chirurgia comprende l’asportazione delle ovaie, dell’utero, dell’omento, dell’appendice e dei linfonodi, questo consente di “stadiare” la malattia, cioè di capire quanto questa è avanzata.
Sempre, dopo la chirurgia, è necessaria la chemioterapia “adiuvante”.
Quando la malattia è troppo avanzata si può decidere di eseguire una chemioterapia “neoadiuvante” seguita, eventualmente, dalla chirurgia.
 

FOLLOW-UP

Una volta eseguito il trattamento sono gli oncologi medici insieme ai ginecologi che seguono le pazienti ne tempo.
Gli esami principali sono il Ca 125 e la TAC o la PET-TAC.
In caso di recidiva, a seconda del tempo intercorso dal primo trattamento, dal tipo di recidiva, la paziente verrà indirizzata nuovamente a chirurgia o a chemioterapia.

 

Ultimo aggiornamento: 19/05/2014